Sport e Turismo

 
 In fondo... in fondo
 


Scivolare armoniosamente ma, al tempo stesso, “tenere” per spingere, come a dire gioie e dolori, croce e delizia del mondo nordico: questo è il meraviglioso compromesso del fondo. Per taluni una mediazione, per altri un vero credo.
di Carlo Brena

Scivolare sulla neve lungo dolci discese, declivi disegnati tra boschi di pini e larici, ma anche vincere la forza di gravità, conquistando salite sempre più dure e impervie, il tutto alla scoperta di angoli difficilmente penetrabili.
Il fondo, in fondo, è anche questo: senza disconoscere i cugini dello sci alpino, gli sci stretti e leggeri rappresentano un modo diverso di vivere la neve. E oggi più che mai, incapricciati dal fitness a tutti i costi e dalla riscoperta di una diversa dimensione con l’ambiente che ci circonda, lo sci di fondo rappresenta la giusta risposta alla vecchia fuga dalla città.
Uno sport vecchio, dirà qualcuno, ma con stimoli nuovi, diciamo noi.
E chi fino ad oggi ha creduto che lo sci nordico fosse solo fatica, sofferenze immani di movenze dai lunghi respiri, ebbene si sbagliava: se è vero, com’è vero, che il fondo è lo sport più aerobico in assoluto, può tranquillamente essere interpretato come un’attività ludica priva di enormi sforzi, o meglio dire, di smisurate faticate. Si può sciare forte, facendo fondo, emulando Stefania Belmondo o Cristian Zorzi, ma non si commette reato se si vuole ridurre la velocità a tutto beneficio di altri piaceri, quali la vista o l’udito. Per quest’ultimo, poi, il silenzio di un bosco a volte è una straordinaria melodia.
Ancora. Non è vero che il fondo è uno sport povero, forse lo erano i primi praticanti, ma oggi la disciplina riscuote un grande successo anche in quella “classe abbiente” che un tempo lo snobbava. E la ricchezza del fondo non è solo economica ma anche, e soprattutto, tecnologia: pochi sanno quanto lavoro di ricerca e sviluppo c’è in un semplice paio di sci da fondo.
Infine, il fascino del fondo. Difficilmente descrivibile, lo sci nordico (a noi piace ancora chiamarlo così) conserva inalterato l’appeal di una disciplina che ricorda qualcosa di artistico, perfino di religioso, all’interno di quelle tutine attillate che poco perdonano a coloro che mancano di una buona silhouette. A questo proposito la moda ha fatto ingresso nel fondo legittimandolo come sport d’immagine, di comunicazione. Il sorriso di Manuela Di Centa ha poi contributo a farlo avvicinare alla sfera del femminile, sempre alla ricerca di nuove passioni.
In ultimo non va dimenticato l’elemento turistico dello sci di fondo: viaggiare per sciare, o se preferite, sciare per possedere nuovi luoghi, nuove mete, destinazioni ignote fino ad ora o escluse dai grandi circuiti turistici, ma non per questo di minore importanza. E qui ve ne daremo alcune testimonianze.

 
   

 
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